Villa Manin
Facciata principale

Villa Manin

Poco lontano dal centro di Codroipo (UD), in località Passariano, sorge Villa Manin, la cui grandiosità d'impianto architettonico e scenografico impressionano il visitatore.
Il parco storico, caratterizzato da laghetti di fasto barocco, da fontane e statue di stile settecentesco e da spazi idilliaci e appartati di gusto romantico ottocentesco, per l'estensione e l'importanza artistica è considerato il più importante di tutta la regione. Cominciato nel 1714 su modello di quello di Versailles, venne rifatto durante l'800 a opera del Selva e del Quaglia.
L'edificazione del complesso avvenne in tre momenti: nel '500 Antonio Manin fece sorgere la casa dominicale che doveva essere il fulcro della sua grande azienda agricola inglobando nella barchessa di sinistra un edificio preesistente; nel secolo successivo, suo nipote Ludovico volle che divenisse un'importante sede di rappresentanza per l'attività politica e la vita di società, pur mantenendo le attività rurali cui era votata: si affidò per questo all'architetto Giuseppe Benoni che operò sulla scorta della tradizione palladiana. Da ultimo, nel corso del '700, vi mise mano l'architetto Domenico Rossi, impegnato al soldo dei Manin anche a Venezia e a Udine, ampliandola e trasformandola, così come la si vede oggi, con l'aggiunta della cappella gentilizia dedicata a sant'Andrea e della maestosa esedra porticata terminante con le due torri.
L'impressione è di essere di fronte a una reggia. Un fastoso corpo centrale elevato su tre livelli (quattro al centro dove si erge l'attico timpanato con statue), opera di Giorgio Massari insieme alle barchesse verso la metà del '700, domina il cortile d'onore, chiuso anteriormente da un muretto e da un cancello in ferro battuto; dallo stesso cortile lo scalone d'onore immette al magnifico salone in tripla altezza.
La villa, a seguito della caduta della Serenissima e del suo ultimo doge, Lodovico Manin, fu utilizzata quale quartier generale di Napoleone Buonaparte: qui fu firmato il famoso trattato di Campoformido, con cui veniva sancita la fine della secolare potenza di Venezia (17 Ottobre 1797). Arricchita da affreschi di Louis Dorigny, Amiconi e P. Orietti, da tele del Fontebasso e da sculture del Torretti, è stata proprietà dell'Ente per le Ville Venete e, successivamente, venne acquistata dalla Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia. Nel 1971 viene restaurata e riaperta al pubblico: sono visibili all'interno la stanza di Napoleone e numerose sale arredate con mobili d'epoca; una zona museale, una ricca armeria e una raccolta di carrozze antiche. Vi trova sede la Scuola di Restauro e il Centro di Catalogazione del Patrimonio Culturale e Ambientale.



Eccellenze del complesso


Barchessa

Statue

Cappelle

Giardini

Scuderie

Laghetti

Serre

Eccellenze della villa


Arredi storici

Affreschi

Stemmi

Cucine/Cantine

Biblioteca/Archivi

Contesto ambientale


Agrario
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